DAVIDE SOLFRINI, “VÈSTITI MALE

Un po’ più di un EP, un po’ meno di un full length: il nuovo lavoro di Davide Solfrini, romagnolo di Cattolica, si pone un po’ al confine, con i suoi sei brani e una mezz’ora circa di durata, arrivando ad arricchire un curriculum sonoro che conta già due lavori sulla lunga distanza arrivati a seguire altrettanti EP, pubblicati all’inizio del proprio percorso.

Il cantautore, classe 1981, dà vita a una galleria di personaggi, pretesti per parlare dell’oggi e della società, proseguendo discorsi già avviati nei lavori precedenti, a cominciare da quello sul mondo del lavoro, forte della sua esperienza come operaio. Solfrini affronta il tema con rabbia – trattenuta e amara ironia in parti uguali: alla fine la vera ‘stortura’ del sistema appare l’acquiescenza e l’incapacità delle ‘vittime’ di reagire, unico atto di possibile ribellione quello di ‘vestirsi male’, come cita il titolo. L’altra faccia della medaglia è l’introspezione, anche qui senza fare sconti.

Sotto il profilo sonoro, Solfrini – almeno rispetto a Muda, esordio sulla lunga distanza (recensito altrove qui) – sembra aver abbracciato con più decisione certe sonorità d’oltreoceano, in particolare con reminiscenze dei REM, continuando allo stesso tempo un discorso cantautorale che per certi momenti ironici continua a ricordare a tratti Ivan Graziani e Alberto Fortis nei momenti di maggiore asprezza.

Il nuovo tassello di una produzione che, almeno sotto il profilo quantitativo, comincia ad essere corposa; il limite forse in questo caso è proprio la durata: questi sei brani alla fine danno l’idea di un discorso non compiutamente concluso, come se alla fine si sentisse la mancanza di quei due / tre pezzi necessari a ‘chiudere il cerchio’.

from crampi2 bit.ly/2kMde1R

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