Scommetto che adesso non commenterete per chiedere scusa a Ignazio Marino

Marino assolto adesso chiedete scusa

Ignazio Marino è stato assolto da un tribunale: nessun danno di immagine per Roma, e le spese dei famigerati “scontrini” (oddio mio… gli scontrini… gli scontrini! Che oggi sono l’equivalente dei gatti neri e delle ricette per le tisane che nel medioevo portavano a bruciare le streghe) erano lecite. Legittime spese di rappresentanza. Così dice la legge. Che scommetto oggi per alcuni sarà “meno legge”, perché se conviene, allora si invoca stracciandosi le vesti, mentre se non conviene, allora il giudice è stato pagato e comunque, anche se il fatto non costituisce reato, era “politicamente inopportuno” (e qualunque cosa lo è, a seconda di chi lo sostiene).

Ma prima di guardare il video del Fatto Quotidiano con le dichiarazioni del vecchio sindaco di Roma — che le manda a dire non senza una certa classe e senza bisogno di urlare -, passate cinque minuti a leggervi cosa pubblicavo io di Marino, mentre la solita orda di zombie telecomandati inveiva acriticamente senza capire un’acca di politica e senza chiedersi da dove nasceva quel linciaggio troppo eccessivo per non essere sospetto e anzi — a dire il vero -, più che sospetto, proprio manifesto!

  1. Cosa c’è dietro al linciaggio di Marino
  2. Ecco le cene di Renzi, altro che Marino! Adesso fate dimettere anche lui
  3. Ecco le spese contestate a Marino

Capisco che è più facile accanirsi per sfogare le proprie frustrazioni piuttosto che chiedere scusa, ma se lo scopo è quello di costruire un paese migliore, e non una brutta copia di regimi che la storia ha già condannato, bisogna crescere a livello di senso civico, altrimenti tutta la spinta rivoluzionaria non servirà a niente, se non a sostituire il vecchio con il peggio.

Quindi, se ve la sentite, invece di fare i soliti commenti in perfetto stile “due minuti di odio“, ben descritti in “1984” di George Orwell, fate una cosa semplice. Digitate “Marino, mi dispiace, forse con te abbiamo esagerato” e battete invio. Non valgono aggiuntine furbe, come da rituale, tipo “Sì, ok, però sei un piddino”, o “Sì, ma il tuo (ex) partito ha fatto questo e quello”. Chiedete scusa e basta. Vediamo se ne siete capaci.

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