Terremoto: la natura non uccide, la politica sì!

Terremoto - La natura non uccide la politica sì

Abbiamo avuto molti terremoti, in Italia, dal dopoguerra ad oggi. Dopo ognuno di essi, lo Stato avrebbe potuto lavorare per mettere in sicurezza le parti più a rischio del nostro Paese e salvare così moltissime vite umane. Invece, quello che ha fatto, terremoto dopo terremoto, è stato solo una lunga lista di condoni. Eccoli. Non sono i terremoti ad uccidere le persone e non è una “natura matrigna”, ma la politica.

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di Roberto P.

I terremoti del dopoguerra

Che i terremoti non si possono prevedere, fino ad ora, è chiaro come l’acqua di sorgente. O perlomeno, non come le previsioni meteorologiche, con qualche giorno di anticipo. Tuttiava, l’Italia è uno dei paesi a maggiore rischio sismico del Mediterraneo (e non solo: rischio idrogeologico, industriale, ecc, ma limitiamoci a questo). Conosciamo tutti, addetti ai lavori e non, le mappe dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv) e del Dipartimento della Protezione Civile: la sua posizione, tra l’Africa e l’Europa, la espone ad una particolare condizione di criticità, soprattutto lungo la dorsale appenninica.

Tralasciando gli eventi accaduti prima dell’ultimo conflitto mondiale (anche se comunque andavano considerati, se non altro per l’esperienza che fornivano) possiamo elencare:

  1. terremoto del Belice: 14 gennaio 1968,  360 vittime e oltre 57mila sfollati;
  2. terremoto del Friuli: 6 maggio1976, 939 vittime e 80mila sfollati;
  3. terremoto dell’Irpinia: 23 novembre 1980, 2914 morti e oltre 400mila sfollati.

Dopo eventi così tragici e catastrofici il pensiero dovrebbe essere immediato: occorre una normativa nazionale che metta in sicurezza cittadini ed edifici, con particolare riguardo ai centri storici, in quanto antichi e quindi edificati senza criteri antisismici.

I condoni che uccidono

Eppure, l’allegra brigata dei nostri politici il 28 febbraio 1985 partorisce la legge n. 47, che pomposamente recita: “Norme in materia di controllo dell’attività urbanistico-edilizia, sanzioni, recupero e sanatoria delle opere edilizie“. Sì, avete capito bene: una sanatoria,  un condono che non mira a mettere in sicurezza il patrimonio edilizio esistente, ma a legalizzare il precario, l’abusivo.

E non finisce qui: non soddisfatti dell’operato (si sa, l’appetito vien mangiando) i “nostri” varano la legge 23 dicembre 1994, n. 724Misure di razionalizzazione della finanza pubblica“. Stavolta, oltre a farci un bel regalo di Natale, sono più discreti e inseriscono il secondo condono all’italiana in un articolo della legge finanziaria per il 1995.

E sì: “condono all’italiana“, perché il termine “condono” (dal latino “cum“, con,  e “dono“, cioè dono, regalo)  lega a sé un concetto che riguarda un comportamento virtuoso, un premio. Ché so… devi scontare cinque anni di galera, ma poiché hai mantenuto una buona condotta nei quattro anni già scontati, ti faccio uno sconto di pena, ti “condono” un anno. In Italia, al contrario, il concetto di condono è stato stravolto. Chi ha costruito abusivamente o chi non ha pagato le tasse, macchiandosi di reato, quindi tenendo un comportamento illecito, è stato “condonato”.

Solo una natura matrigna?

Ma, come si usa dire, “la natura è matrigna”:  il 26 settembre 1997 due scosse di magnitudo 6 della scala Richter colpiscono l’Italia centrale, esattamente le regioni di Umbria e Marche. Le vittime furono 11 (per fortuna avvenne di giorno) e circa 40mila i senzatetto.

Dopo qualche anno, tocca al Molise: il 31 ottobre 2002 una scossa di magnitudo 5,4 della scala Richter provoca 30 morti (anche qui per fortuna avvenne di giorno) ma tra questi 27 bambini, rimasti vittime nella scuola elementare di San Giuliano di Puglia.

E allora ristrutturiamo? Macché: altro condono.

Con perfetto tempismo, i “nostri” emanano allora il decreto legge 30 settembre 2003 n. 269, poi convertito nella Legge 24 novembre 2003, n. 326. Stavolta il “terzo condono”, forse per pudore, lo mascherano dietro alla dicitura “disposizioni urgenti per favorire lo sviluppo e per la correzione dell’andamento dei conti pubblici“.

La logica dei condoni è quanto di più nefasto abbia vissuto questo Paese. C’è ancora chi sostiene che i vari condoni siano stata utili all’economia, ma delle due l’una: o non si rende conto di ciò che dice, o è in malafede. I “condoni all’italiana” sono serviti esclusivamente a rendere tutti corresponsabili della corruzione dilagante, a rendere l’illegalità fisiologica, a farla diventare “qualcosa con cui bisogna convivere“, come disse nel 2001 Pietro Lunardi, Ministro delle Infrastrutture e Trasporti, riferendosi alla mafia.

La natura non è matrigna. I terremoti non uccidono, se le case non sono fatte di sabbia e non sono accatastate le une sulle altre come piccionaie. Sono gli uomini che uccidono: gli uomini che costruiscono le case. E, soprattutto, sono gli uomini che avrebbero potuto decidere di non farglielo fare e di mettere in sicurezza le nostre città. E questa responsabilità non è del manto terrestre, non è della natura della roccia e non deve essere cercata nelle faglie o nella tettonica delle placche, ma nella politica.

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